Blues in Nero

Pianura Padana, calura estiva, afa. Festival del blues a portare vita, musica, cibo e frescura nelle sere del fine settimana di una Bassa strangolata dal caldo. Durante un black-out, nella calca, Bruno Lomax, investigatore privato, perde di vista l'amico fotografo, Riccardo. Non verrà più trovato, come inghiottito dalla sera stessa, o dalla musica che tutto riempie e ingloba. Ma per un uomo sparito, il nulla ne fa riapparire un altro. Un uomo con cui più di una persona parla e si relaziona. Un uomo che è morto sei mesi prima... Inquieto investigatore privato dalla vita sentimentale tumultuosa ma sfortunata, Lomax si troverà a indagare sul misterioso evento che lega i due casi, tra inspiegabili omicidi, donne bellissime e personaggi bizzarri e tormentati. La figlia del defunto, figura addolorata e con una relazione conflittuale con il padre e il marito. Vera, una delle tante ragazze alle quali Riccardo aveva promesso fama e notorietà, bella e tormentata da una strana inquietudine. Pilleggi il mendicante che scopre di poter farsi una nuova vita con il blues, il veggente che è in contatto coi morti e parla con Mozart. Una pianura che, attraverso un velo d'afa, sembra assorbire tutto, anche le vite degli altri. Un alone di mistero familiare e ineluttabile. Un'atmosfera che non risucchia la malinconia, ma le persone. Una storia trascinante e minuziosamente orchestrata, una scrittura sincopata e dissonante, al limite dell'essenziale, che del blues ha il ritmo, il cuore e l'anima. 

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ESTRATTO

“Lomax superò lo sbarramento degli stand e raggiunse l’argine. Si sedette sull’erba. La musica gli arrivò attenuata, come da una radio a tutto volume dimenticata in mezzo alla vegetazione delle golene. Non si accorse nemmeno che sul palco erano saliti i Subdudes. Cercò di cogliere il movimento del fiume. Acqua lontana e senza rumore, mimetizzata da notte pastosa. Notte fluviale senza scintille, compressa, vibrante. Molecole di umidità gonfiate dal calore, aria da masticare e poi da sputare in un unico grumo viscoso. Lomax chiuse gli occhi. Si lasciò cullare dal blues. Non aveva nessun disco di blues, a casa. Non l’aveva mai ascoltato. Il blues gli entrò dentro, conficcandosi nel cuore. Blues confuso coi rigurgiti della notte. Blues di carne. Retrogusto di sangue rappreso. Blues di lacrime, ricacciate indietro, con la forza di un sospiro.”

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NOTA DELL’AUTORE

Sebbene “Blues in Nero”, primo romanzo con protagonista il detective privato Bruno Lomax, sia un’opera con notevoli componenti fantascientifico-paranormali, ha avuto una genesi basata su due fatti realmente accaduti. Il primo è il Festival del Blues che per diversi anni ha caratterizzato le estati della bassa parmense limitrofa al Po, ospitando band e artisti, per lo più americani, che si esibivano in un contesto unico ed estremamente suggestivo del tutto sovrapponibile a quello esistente sulle rive del Mississippi. Il secondo fatto è rappresentato dal racconto della sorella di mia moglie che un giorno le riferì che qualcuno aveva visto loro padre, deceduto qualche anno prima, vicino al fiume, mentre guardava dei motoscafi. Purtroppo non fu possibile approfondire la ricerca in quanto mia cognata era convinta che si trattasse di una stravaganza di qualche personaggio inaffidabile che circolava nel paese, ma l’idea mi colpì profondamente facendo nascere l’idea centrale del romanzo.

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RASSEGNA STAMPA

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