Sangue di Madre sulle Labbra

Sangue di madre sulle labbra di Antonio Bocchi

Una donna scompare nella provincia parmense e il marito si rivolge all’investigatore privato, Bruno Lomax. L'indagine si rivela più complessa di quanto ci si aspettava. Inghiottito dall’atmosfera tenebrosa delle colline, Lomax si trova ad affrontare oscuri ed inconfessati misteri. Un ricercatore al limite della follia, uno strano prete al di fuori dei principi ecclesiastici, altri personaggi in bilico tra smarrimento e disperazione. E fra tutti, lei, la protagonista, Claudia Steiner, donna affascinante e tormentata che sembra vivere in un singolare isolamento. Lomax si aggira tra quei luoghi pervasi da un’inquietudine indecifrabile, si lascia trascinare dalla deriva disperata di un amore impossibile, si ritrova sconvolto e sbalordito a fissare un universo troppo doloroso per poter essere reale.

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ESTRATTO

Claudia abbandonò la testa all’indietro, a contatto con l’erba. Chiuse gli occhi. Il buio restrinse gli spazi, la fece sentire al sicuro, in una sorta di ventre materno, rassicurante. Le piaceva quel silenzio, così intenso e morbido, l’aveva cullata durante le notti meravigliose di Vardiano ove il cielo sembrava più vicino, quasi raggiungibile. Il cielo esisteva soltanto di notte, per lei, con tutte le sue piccole luci discrete che non fanno male. Di giorno, invece, era lontano, troppo lontano, si vedeva solo uno squallido azzurro uniforme con quella palla dorata che non si poteva nemmeno guardare. Claudia si chiese se il cielo nero sopra di lei l’avrebbe accolta, oppure l’avrebbe scacciata inorridito, lasciandola marcire alla luce del sole. Forse non ci sarebbe stato posto per lei tra le stelle, nemmeno in un piccolo anfratto dell’universo. Sarebbe rimasta sulla terra, con gli occhi chiusi, a sognare un piccolo cielo stellato, tutto per lei.”

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NOTA DELL’AUTORE

 Il romanzo ha avuto un prequel cinematografico, quando ancora la mia attività di narratore si esplicava mediante la videocamera. Il lungometraggio da me diretto e che tratta la vicenda di Claudia si intitolava “La Corolla”, a cui è seguito un lungo trailer che poi ha acquisito la struttura di cortometraggio vero e proprio dal titolo “Alla luce della notte”. Realizzato nei luoghi della mia dimora collinare, ha rappresentato un’esperienza unica e molto complessa nella mia vita di film-maker. Mia moglie è stata la protagonista che nel film si chiamava Claudia Morel, nickname che successivamente ha conservato nel prosieguo delle sue performance artistiche al mio fianco.

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